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Pediatria: visita di controllo del bambino

Pediatria: quando portare il bambino dal pediatra, guida pratica

    Devi chiamare subito il 112 (o il 118, dove il numero unico non è ancora attivo) se tuo figlio respira con fatica, ha le labbra bluastre, non reagisce come al solito o ha una convulsione. Devi far valutare in giornata un neonato sotto i tre mesi con febbre. Puoi invece contattare il pediatra, nei suoi orari, per la maggior parte delle febbri, delle tossi e dei disturbi di pancia nei bambini più grandi. Il resto lo affronti nei bilanci di salute, i controlli programmati che seguono la crescita.

    Molti genitori alla prima esperienza temono due cose opposte: disturbare il pediatra per niente oppure non accorgersi di un problema serio. Entrambe le paure si riducono quando sai su cosa basarti. La temperatura da sola dice poco. Contano di più l’età del bambino, il modo in cui respira, quanto beve e fa pipì, e soprattutto come si comporta.

    Con le indicazioni che seguono puoi decidere con più sicurezza tra tre strade: emergenza, consulto con il pediatra e controllo di routine. Per ognuna sai anche cosa osservare e cosa riferire.

    Quali segnali richiedono assistenza immediata?

    Respiro faticoso, colorito anomalo, sonnolenza da cui il bambino non si sveglia bene e convulsioni richiedono una chiamata ai soccorsi, senza aspettare il pediatra. Lo stesso vale per la febbre nei primi tre mesi e per i segni di disidratazione importante, che nei piccoli peggiorano in fretta.

    Difficoltà respiratoria, scarsa reattività e convulsioni: quando chiamare il 112

    Il 112 è il numero unico europeo per le emergenze. Nelle regioni dove è attivo, convoglia in una centrale unica anche le chiamate al 118, che smista la richiesta al soccorso sanitario. Quando chiami, comunica subito che si tratta di un bambino piccolo e lascia libero il telefono dopo la chiamata.

    Chiama se tuo figlio:

    • respira molto in fretta o con fatica: la pancia rientra sotto le costole, le narici si allargano oppure emette un lamento a ogni respiro;
    • ha labbra, lingua o pelle blu, grigie o a chiazze. Sulla pelle scura controlla il palmo delle mani e la pianta dei piedi;
    • è molle, difficile da svegliare o non ti guarda e non risponde come al solito;
    • ha un pianto debole, acuto o continuo che non riesci a calmare;
    • ha macchie rosse o viola che non scompaiono quando premi un bicchiere sulla pelle;
    • ha labbra o lingua gonfie e fatica a deglutire.

    Questi segnali compaiono tra quelli per cui il servizio sanitario inglese indica di chiamare subito i soccorsi per i bambini sotto i 5 anni. Le stesse indicazioni aggiungono un punto utile: se senti che c’è qualcosa di grave, fidati della tua sensazione.

    Le convulsioni con febbre spaventano molto chi le vede. Colpiscono circa 1 bambino su 20, più spesso tra i 6 mesi e i 3 anni. Di solito durano 2 o 3 minuti. Chiama comunque i soccorsi se è la prima volta, se la crisi supera i 5 minuti o se il bambino resta molto assonnato per più di un’ora. Mentre aspetti, guarda l’ora di inizio e di fine. Togli gli oggetti pericolosi intorno a lui e non mettergli nulla in bocca. Quando la crisi finisce, sistemalo sul fianco.

    Febbre nei primi tre mesi: perché serve una valutazione tempestiva

    Sotto i tre mesi, la febbre è un motivo per far visitare il bambino subito, anche se sembra stare bene. A questa età un’infezione seria si presenta con pochi segni, e solo il medico può capire se servono esami. L’Ospedale Bambino Gesù indica il Pronto Soccorso per la febbre sotto i 3 mesi. Indica il Pronto Soccorso anche tra i 3 e i 12 mesi, quando il pediatra non può vedere il bambino in tempi brevi.

    Misura la febbre con un termometro digitale. In ambito pediatrico si parla di febbre quando la temperatura rettale raggiunge i 38 °C o quella ascellare i 37,5 °C. Nei primi mesi la misurazione rettale resta accettata. Prima di dare farmaci a un neonato, chiedi sempre al pediatra il tipo e la dose, perché si calcola sul peso.

    Fa eccezione la febbre comparsa nei due giorni dopo una vaccinazione, se il bambino non ha altri segnali di allarme. Anche in quel caso, telefona al pediatra per descrivergli la situazione.

    Come riconoscere i segnali di disidratazione importante

    Un bambino si sta disidratando quando perde più liquidi di quanti ne riesce a bere. Succede soprattutto con vomito, diarrea o febbre alta. Osserva questi segni:

    • labbra secche e lingua asciutta;
    • pianto senza lacrime;
    • occhi infossati e, nel lattante, fontanella (la zona morbida in cima alla testa) più bassa del solito;
    • pannolini poco bagnati;
    • debolezza o sonnolenza insolita.

    Il dato più semplice da controllare è la pipì. Il Bambino Gesù considera un segnale da Pronto Soccorso il bambino che non urina da più di otto ore, mentre per i più piccoli vale una regola simile: l’assenza di pannolini bagnati per 12 ore è un segnale grave. Annota l’ora dell’ultimo pannolino bagnato: è la prima cosa che ti chiederanno.

    Per quali sintomi bisogna contattare il pediatra?

    Quando non ci sono segnali di emergenza, il pediatra è il riferimento giusto per febbre, tosse, vomito, diarrea, dolori ed eruzioni della pelle. Una telefonata ben preparata spesso basta per sapere se serve una visita, e con quale urgenza.

    Febbre dopo i tre mesi: quali elementi contano oltre alla temperatura?

    Dopo i tre mesi la febbre è molto comune e quasi sempre legata a infezioni virali che passano da sole. Il numero sul termometro conta meno del comportamento. Un bambino con 39 °C che gioca, beve e fa pipì preoccupa meno di uno con 38 °C apatico e che rifiuta i liquidi.

    Contatta il pediatra se:

    • il bambino ha tra 3 e 6 mesi;
    • la febbre supera i 40 °C o dura più di 48 ore;
    • compaiono altri sintomi, come vomito, diarrea, mal di testa forte, collo rigido o macchie sulla pelle;
    • il bambino ha una malattia cronica, per esempio una cardiopatia o il diabete;
    • resta irritabile o abbattuto anche quando la temperatura scende.

    Una febbre di 38 °C o più che continua per più di 5 giorni tra i 3 mesi e i 5 anni va sempre rivalutata dal medico, anche se il bambino sembra stare meglio.

    Gli antipiretici, cioè i farmaci per la febbre come paracetamolo e ibuprofene, servono a dare sollievo. Non accorciano la malattia e non prevengono le convulsioni. Evita le spugnature con acqua fredda o alcol, che danno fastidio e non aiutano.

    Tosse, vomito e diarrea: quando chiedere una visita?

    La tosse da raffreddore di solito si gestisce a casa. Chiedi una visita se il respiro diventa rumoroso o più veloce del normale, se la tosse suona come un abbaio o un fischio, oppure se c’è anche febbre alta. Sono gli stessi segnali che, quando peggiorano, portano al Pronto Soccorso.

    Per vomito e diarrea, i punti da controllare sono questi:

    • vomito che dura da più di un giorno, o più di tre episodi in un’ora;
    • scariche di diarrea numerose e liquide;
    • sangue nel vomito o nelle feci;
    • comparsa dei segni di disidratazione descritti sopra.

    Il colore del vomito dà informazioni importanti. Un vomito giallo-verde, detto biliare, richiede sempre una valutazione rapida del medico, perché può indicare un blocco intestinale. Nelle prime ore, offri liquidi a piccoli sorsi, anche un cucchiaino ogni pochi minuti, con acqua o soluzione reidratante. Nei lattanti allattati al seno, ricorda che le feci sono normalmente semiliquide.

    Dolore, eruzioni cutanee e cambiamenti del comportamento: cosa riferire?

    Per il pediatra, il racconto di come si comporta il bambino è prezioso quanto i sintomi. Quando telefoni, descrivi con precisione:

    • il dolore: dove si trova, da quando c’è, se sveglia il bambino di notte. Un mal di pancia molto forte con pancia tesa, o un mal di testa con vomito al mattino, va visto in fretta;
    • le macchie sulla pelle: colore, zona, se prudono, se si diffondono, e l’esito della prova del bicchiere. Per le eruzioni il pediatra di famiglia è il primo punto di riferimento, prima di dermatologo o allergologo;
    • il comportamento: se mangia, beve, gioca e dorme come al solito, oppure se è insolitamente irritabile o spento.

    Una foto delle macchie fatta col telefono aiuta molto, perché alcune eruzioni cambiano nel giro di poche ore.

    Quando programmare la prima visita e i bilanci di salute?

    La prima visita va fissata nelle prime settimane dopo la nascita, senza aspettare la fine del primo mese se hai dubbi su poppate, peso o colorito. I bilanci di salute seguono poi un calendario stabilito dalla tua regione, che il pediatra adatta al bambino.

    Come concordare il primo controllo dopo la dimissione?

    Prima di tutto devi iscrivere il neonato al Servizio Sanitario Nazionale e scegliere un pediatra di libera scelta. Il pediatra è previsto fino ai 6 anni, e puoi restare con lui fino ai 14. Puoi farlo online, dal Fascicolo Sanitario Elettronico o dal portale della tua regione con SPID, CIE o CNS, oppure allo sportello della ASL. Ti servono il codice fiscale del bambino, l’attestazione di nascita e il tuo documento.

    Poi chiama lo studio e chiedi come prenota le visite. Molti pediatri hanno fasce orarie dedicate al telefono. Segui anche le indicazioni della lettera di dimissione. Se in ospedale ti hanno chiesto un controllo del peso o dell’ittero (il colorito giallo della pelle) entro pochi giorni, quel controllo ha la precedenza sul calendario standard.

    Quali controlli sono previsti nel primo anno e durante la crescita?

    Nel primo anno i bilanci sono più ravvicinati, perché la crescita è rapidissima. In molte regioni il calendario prevede controlli intorno al primo mese, a 2-3 mesi, verso i 6 mesi, tra i 9 e i 12 mesi. Dopo seguono di solito un controllo verso i 18 mesi, uno intorno ai 2-3 anni e uno a 5-6 anni. Alcune regioni aggiungono bilanci fino ai 14 anni.

    Le date esatte sono riportate nel libretto pediatrico che ricevi alla nascita. Tienilo sempre insieme alla tessera sanitaria del bambino.

    Perché il calendario varia tra regioni e in base alle esigenze del bambino?

    Ogni regione, e talvolta ogni ASL, decide quanti bilanci fare e a quali età, all’interno delle regole nazionali. Per questo il calendario di un’amica in un’altra regione può essere diverso dal tuo. Verifica tempi e numero dei controlli con il tuo pediatra o con la tua ASL.

    Il calendario cambia anche in base al bambino. Un neonato prematuro, uno che cresce poco o uno con una malattia nota viene visto più spesso. In questi casi il pediatra concorda con te un programma personale.

    Che cosa viene valutato durante i controlli di routine?

    Durante ogni bilancio il pediatra misura la crescita, controlla lo sviluppo e i sensi, e dedica tempo alle tue domande su cibo, sonno e vaccini. Arrivare con le osservazioni di casa rende il controllo molto più utile.

    Peso, altezza e circonferenza cranica: come si segue la crescita?

    Il pediatra pesa e misura il bambino, poi misura la testa con un metro morbido. Inserisce i dati nelle curve di crescita (i percentili), che confrontano tuo figlio con molti bambini della stessa età e dello stesso sesso. Conta l’andamento nel tempo più del singolo valore. Un bambino stabile sul 15° percentile cresce bene quanto uno sul 75°. Se invece la curva scende o sale di colpo, il pediatra approfondisce.

    Nei primi giorni il neonato perde un po’ di peso, il cosiddetto calo fisiologico, e poi lo recupera. Se allatti, il controllo del peso è anche il momento per verificare come vanno le poppate.

    Sviluppo motorio, linguaggio, vista e udito

    Il pediatra osserva cosa sa fare il bambino rispetto alla sua età: tenere su la testa, stare seduto, gattonare, camminare, dire le prime parole, rispondere quando lo chiami. Alcune differenze riflettono la traiettoria unica di ogni bambino e non indicano per forza un problema. Riferisci comunque ciò che noti a casa, perché tu vedi il bambino in situazioni che il medico non vede.

    Nei bilanci il pediatra controlla anche vista e udito con test semplici, adatti all’età. In molte realtà compila schede di sorveglianza dello sviluppo, utili per segnalare presto ai centri specialistici chi ha bisogno di approfondimenti.

    Alimentazione, sonno e vaccinazioni: quali dubbi affrontare?

    Il bilancio è il momento giusto per le domande pratiche che a casa ti tengono sveglio. Ecco alcuni esempi:

    • quanto e quanto spesso mangia, e quando iniziare lo svezzamento;
    • se servono integrazioni come la vitamina D;
    • come farlo dormire in sicurezza, a pancia in su e senza cuscini o peluche nella culla;
    • quali vaccini sono in arrivo e quali reazioni aspettarsi.

    Le vaccinazioni si fanno in genere al centro vaccinale della ASL, che ti invia la convocazione. Il pediatra ti aiuta a capire il calendario e a chiarire i dubbi.

    Come preparare la visita e ottenere assistenza fuori orario?

    Una visita preparata dura meno e risolve di più. Per le ore in cui lo studio è chiuso, esistono servizi pensati per i problemi non urgenti, distinti dal numero di emergenza.

    Quali documenti e informazioni sui sintomi tenere pronti?

    Porta sempre:

    • tessera sanitaria e libretto pediatrico;
    • lettera di dimissione ed esami precedenti, soprattutto alle prime visite;
    • l’elenco dei farmaci o integratori che il bambino prende, con le dosi.

    Se il bambino è malato, scrivi sul telefono un breve diario: la temperatura con l’ora di ogni misurazione, i farmaci dati, quanto ha bevuto, quante pipì ha fatto, il numero di episodi di vomito o di scariche. Al telefono questi dati permettono al pediatra di decidere in pochi minuti se vederlo subito.

    Come aiutare il bambino ad affrontare la visita senza paura?

    Spiega al bambino cosa succederà con parole semplici e vere. Digli per esempio che il dottore ascolterà il cuore con uno strumento freddo e guarderà in gola. Evita di promettere che non sentirà nulla se è previsto un vaccino. Porta il suo gioco preferito e vestilo con abiti facili da togliere. Con i più piccoli, tenerli in braccio durante parte della visita li calma molto.

    Con i più grandi, giocare al dottore a casa nei giorni prima aiuta a rendere familiari stetoscopio e abbassalingua.

    A chi rivolgersi quando il pediatra non è disponibile?

    Di notte e nei festivi puoi chiamare la Continuità Assistenziale, l’ex guardia medica della tua ASL. In molte regioni è attivo il 116117, un numero gratuito disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per le cure non urgenti. Il 116117 ti mette in contatto con la Continuità Assistenziale e, se serve, passa la chiamata al 118 o al 112. Verifica sul sito della tua ASL se il servizio è attivo nella tua zona.

    Per i segnali gravi descritti all’inizio, chiama direttamente il 112 o vai al Pronto Soccorso. In caso di sospetto avvelenamento, chiama subito un Centro Antiveleni.

    Seguire i controlli e riconoscere i segnali da non rimandare

    Hai tre strade, e ognuna ha il suo momento. Usa l’emergenza (112 o Pronto Soccorso) per respiro faticoso, colorito blu o a chiazze, bambino che non risponde, convulsioni, macchie che non scompaiono alla pressione e febbre sotto i tre mesi. Contatta il pediatra in giornata per febbre che dura o si accompagna ad altri sintomi, vomito ripetuto, pochi pannolini bagnati, dolori e cambiamenti del comportamento. Riserva i bilanci di salute ai controlli di crescita, sviluppo, alimentazione e vaccini, seguendo il calendario della tua regione.

    Salva oggi in rubrica il numero dello studio, quello della Continuità Assistenziale o del 116117 della tua zona e il 112. Segna sul calendario la data del prossimo bilancio scritta nel libretto. Quando sei in dubbio, telefona al pediatra.