Tumore della prostata
27 ottobre 2010

La Displasia congenita dell'anca


Ce ne parla il Prof. Roberto Binazzi, esperto di questa patologia

Colpisce il 2,5% dei neonati europei, ma in alcune Regioni, come l’Emilia Romagna, la Boemia e la Baviera, raggiunge una frequenza doppia (5,1 %).E’ la Displasia Congenita dell’Anca, malattia che porta ad una forma di Artrosi gravemente invalidante.

Il Prof. Roberto Binazzi, Professore Associato di Ortopedia dell’Universita’ di Bologna, uno dei maggiori esperti a livello internazionale in questo tipo di patologia, dirige, all’interno del “CENTRO MEDICO SAN DONATO” di Bologna, un Servizio specialistico indirizzato alla diagnosi e alla cura di questa patologia nei pazienti adulti.

La Displasia Congenita dell’Anca è un'alterazione congenita delle componenti dell'articolazione dell'Anca e cioè la cavità acetabolare, la testa del Femore e le strutture capsulo-legamentose. Queste risultano malformate e quindi predisposte ad un'usura precoce della cartilagine che conduce all'Artrosi dell'Anca. Per riconoscere la Displasia Congenita dell'Anca, alla nascita va fatta immediatamente la diagnosi per poter iniziare il trattamento il più precocemente possibile. Oggi, grazie allo sviluppo dell'Ecografia, questo si può ottenere con grande precisione. La precocità nella cura di un bambino displasico è essenziale perché in questo modo si può ottenere, nella maggioranza dei casi, una guarigione praticamente completa. Se, invece, si arriva tardi l'evoluzione artrosica in età adulta è precoce e invalidante. Nei casi gravi di lussazione i problemi iniziano già in età infantile, mentre nelle forme meno gravi in età giovanile. Di solito però il paziente inizia a lamentare dolori in età adulta, verso i 30 anni.

Nel momento in cui insorgono questi dolori, il paziente di solito si rivolge al Medico di Famiglia che è una figura fondamentale nello screening della malattia. A lui spetta il compito di richiedere gli accertamenti e di inviare il paziente allo Specialista Ortopedico per la diagnosi e la cura. Si inizia con una radiografia del Bacino, poi si può perfezionare la diagnosi con una TAC o una RMN. Di solito non è difficile riconoscere la Displasia in quanto le sue stimmate, cliniche e radiografiche, sono molto evidenti.

Una volta fatta la diagnosi, il paziente, per difendersi dalla malattia artrosica, deve fare prevenzione, intesa come eliminazione o almeno riduzione dei “Fattori di Rischio” e/o di aggravamento che sono responsabili dell’evoluzione della malattia. Per mantenersi sana ed efficiente un’articolazione necessita di movimento regolare che consenta il fisiologico metabolismo della Cartilagine Articolare, senza però arrivare a sovraccaricarla come nel caso dell’obesità o di attività lavorative o sportive troppo faticose e/o ripetute. La prevenzione dell’Artrosi è affidata quindi ad una serie di norme igieniche di vita ed al controllo della salute dell’organismo. Quando però l’Artrosi è già conclamata diviene indispensabile il ricorso, da parte dello Specialista Ortopedico, ad una terapia. Questa può essere non chirurgica, basata cioè fondamentalmente sulla terapia medica con farmaci anti-dolorifici, o sulla fisio-terapia, eseguita preferibilmente in scarico.

Se però l’usura della cartilagine articolare è già avanzata queste terapie sono di solito insufficienti e diviene necessario l’intervento chirurgico che consiste nella sostituzione delle superfici usurate del bacino e della testa del Femore con delle protesi artificiali che eliminino il dolore e restituiscano la funzionalità all’articolazione. Oggi con le protesi in Lega di Titanio e le superfici articolari in ceramica sono stati quasi completamente eliminati i fenomeni di usura che limitavano la durata delle protesi. Anche i pazienti più giovani oggi possono affrontare l’intervento con la fiducia di non essere costretti dopo pochi anni a cambiare la protesi.

a cura del Prof. Roberto Binazzi

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