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Mani che sorreggono i piedini di un neonato

La displasia congenita dell’anca: sintomi, diagnosi e cure

    Se il pediatra ti ha parlato di displasia dell’anca, è normale sentirsi in ansia. La displasia congenita dell’anca è un difetto nello sviluppo dell’articolazione: l’acetabolo, cioè la “coppa” del bacino, è troppo poco profondo per tenere ferma la testa del femore; se viene scoperta nelle prime settimane, nella maggior parte dei casi si corregge con un tutore morbido, senza chirurgia.

    Il punto chiave è il tempo. Il problema spesso non fa male e non si vede, quindi molti genitori non si accorgono di nulla. Per questo in Italia si raccomanda un’ecografia delle anche nei primi mesi di vita, anche quando il bambino sembra stare benissimo.

    Con le informazioni giuste puoi riconoscere i segnali da riferire al pediatra, sapere quali esami chiedere e capire perché le cure cambiano in base all’età del tuo bambino.

    Displasia e lussazione: due condizioni diverse

    La displasia indica un’anca che si è formata male; la lussazione è il caso in cui la testa del femore esce del tutto dalla sua sede. Non sono sinonimi. Puoi immaginare l’anca come una pallina dentro una coppa: nella displasia la coppa è bassa e i legamenti sono lassi, così la pallina si muove troppo.

    Esistono diversi gradi di gravità:

    • Anca sublussabile: la testa del femore è “ballerina” nella coppa, ma non esce
    • Anca lussabile: sta al suo posto, ma il medico riesce a spingerla fuori durante la visita
    • Anca lussata: la testa del femore è già fuori dalla cavità

    Questa classificazione è descritta dalla American Academy of Orthopaedic Surgeons, che stima negli Stati Uniti circa 1-2 casi ogni 1.000 neonati. Oggi molti medici preferiscono il termine displasia evolutiva, perché il problema può comparire o peggiorare anche dopo la nascita. Spesso si tratta di un difetto temporaneo: la cavità non ha finito di crescere, l’osso matura con un po’ di ritardo e i legamenti sono ancora deboli. Con la posizione giusta, femore e acetabolo crescono insieme e il difetto si corregge.

    Quali segnali osservare e chi è più a rischio?

    Molti bambini con displasia non mostrano alcun segnale, quindi un’anca che “sembra normale” non basta a escludere il problema. Se noti qualcosa, però, parlane subito con il pediatra.

    I segnali da riferire al pediatra comprendono gambe di lunghezza diversa, pieghe della pelle sulle cosce asimmetriche, una gamba che si apre meno o si muove meno durante il cambio del pannolino, un “clic” o uno scatto quando muovi le anche e, più avanti nel tempo, una gamba trascinata gattonando, zoppia o camminata ondeggiante.

    Fattori di rischio principali:

    FattorePerché conta
    Sesso femminileColpisce le bambine circa 4,5 volte più dei maschi
    Presentazione podalicaIl bambino è stato in utero “seduto”
    FamiliaritàUn parente di primo o secondo grado con displasia
    Poco liquido amnioticoMeno spazio per muoversi in utero
    Altre malformazioniPiede torto, torcicollo
    Primo figlioUtero meno disteso

    Il dato sul rapporto tra femmine e maschi viene dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Conta anche come fasci il neonato: tenere le gambe strette e distese aumenta il rischio. Se ti piace fasciarlo, avvolgi solo la parte alta del corpo e lascia le gambe libere di stare piegate e aperte, a “rana”.

    Come si diagnostica nel neonato?

    La diagnosi parte dalla visita alla nascita e si conferma con l’ecografia delle anche. Il neonatologo muove le gambine con alcune manovre precise, per sentire se l’anca scatta o esce dalla sede. Questa visita scopre bene le forme gravi, ma spesso non basta per quelle lievi, che senza cure possono peggiorare.

    Per questo il Bambino Gesù raccomanda l’ecografia delle anche per tutti i neonati entro il terzo mese di vita. Se ci sono fattori di rischio, o la visita fa nascere un sospetto, l’esame va anticipato entro le 6 settimane. Senza fattori di rischio non conviene farla troppo presto: alcune anche maturano con un po’ di ritardo e si sistemano da sole.

    Dopo i 4 mesi circa l’osso diventa più visibile e si passa alla radiografia. In Europa le regole variano molto: una revisione sistematica pubblicata su Children mostra che sei Paesi, tra cui Germania e Austria, fanno l’ecografia a tutti i neonati, mentre l’Italia la usa in modo selettivo. Il consiglio pratico è chiedere sempre al pediatra quando prenotarla, senza aspettare che sia lui a ricordartelo.

    La cura cambia con l’età del bambino

    Più la diagnosi è precoce, più la cura è semplice. Il trattamento cambia con l’età e la gravità, quindi non esiste una soluzione uguale per tutti.

    Nei primi mesi, la cura più usata è il divaricatore di Pavlik, un tutore morbido che tiene le ginocchia aperte e sollevate verso il pancino. Spinge la testa del femore nella coppa e aiuta l’acetabolo a crescere bene. Il servizio sanitario britannico NHS indica in genere 6-12 settimane di utilizzo; molti bambini sono irrequieti all’inizio ma si abituano in 2-3 giorni. Il personale ti insegnerà come cambiare il pannolino e fare il bagnetto. Non saltare mai un controllo: il tutore va regolato man mano che il bambino cresce.

    Dopo i 6 mesi, o se l’anca è già lussata, servono di solito una riduzione in anestesia e gessi correttivi (spesso 3, cambiati ogni mese), seguiti da un tutore.

    Dopo i 2 anni, quasi sempre serve un intervento chirurgico per riallineare l’anca.

    Un consiglio utile: i pannolini doppi o imbottiti non curano la displasia, come ricorda il Manuale MSD. Se il bambino porta il tutore a lungo può iniziare a camminare un po’ più tardi, ma recupera in fretta.

    Quali conseguenze può avere nell’adulto?

    Una displasia non trattata o lieve e mai scoperta può dare dolore all’anca e artrosi precoce già da giovani adulti. A volte i sintomi compaiono solo in adolescenza: dolore all’inguine, fastidio dopo lo sport, una sensazione di scatto quando muovi la gamba. Può esserci anche una differenza di lunghezza tra le gambe.

    Secondo una rassegna del Journal of the American Academy of Orthopaedic Surgeons, la displasia è tra le principali cause di artrosi dell’anca progressiva in chi ne soffre. Nei ragazzi e nei giovani adulti la diagnosi si fa con radiografia, a volte completata da risonanza o TAC. Quando serve, l’intervento più usato è l’osteotomia periacetabolare, che “ruota” la coppa per coprire meglio il femore e salvare l’articolazione. L’artroscopia aiuta a trattare i danni interni, ma da sola non corregge la forma dell’osso.

    Anche dopo una cura riuscita, è bene fare i controlli previsti: il rischio di problemi futuri cresce soprattutto quando il trattamento è iniziato dopo i 2 anni.

    Riconoscerla presto aiuta a proteggere l’anca

    La displasia dell’anca nasce da una coppa troppo bassa e può arrivare alla lussazione, ma scoperta in tempo si corregge quasi sempre con un tutore. L’assenza di sintomi non ti deve tranquillizzare del tutto: la visita alla nascita e l’ecografia sono i veri strumenti per scoprirla. Se tuo figlio ha fattori di rischio, chiedi l’ecografia entro le 6 settimane; negli altri casi, entro il terzo mese. Tieni le sue gambe libere e piegate, usa fasce o marsupi che le lascino aperte, e porta al pediatra ogni dubbio su pieghe, lunghezza delle gambe o movimenti diversi.